Racconti fantastici e di fantascienza

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Racconti fantastici e di fantascienza

Ditadimetallo
Sono abituato a nuotare in acque profonde e insidiose.
Mi chiamo Adrian Zero e ho combattuto in svariati pianeti sparsi per la Galassia Beryl. Persino su asteroidi, a sgominare covi di terroristi. Ho affrontato nemici di ogni genere, sono caduto in imboscate, e per tre volte ho affrontato l’inferno dei campi di prigionia. Avrei potuto diventare colonnello, se non fosse stato per quel maledetto tre settembre. Già, proprio il giorno del mio compleanno.
Balzammo fuori a quasi duecento metri dalle linee nemiche, sotto il fitto bombardamento dei cannoni Beam. Era l’ultimo baluardo somoniano, e una volta preso quello, avremmo costretto quei bastardi a ritirarsi e a tornare sul loro pianeta, una volta per tutte.
La mia esperienza in altre battaglie mi aveva aumentato il sesto senso, per così dire, ma quella volta… Una granata mi esplose a circa tre metri, che pollo! Mi risvegliai all’ospedale da campo, con un’infermiera che cercava di dirmi in maniera soft, che non avevo più le braccia.
Fui congedato e rispedito a casa, come eroe di guerra. Mi aspettava una buona pensione di invalidità o un paio di protesi di ultima generazione. Scelsi le protesi. Non sopportavo l’idea di dipendere da qualcuno.
Dopo l’operazione, siccome non potevo fare lavori pesanti, un amico editore mi propose un lavoro come correttore di bozze. Accettai. Avevo l’occasione di poter sfruttare quella laurea in lettere che non mi era mai servita prima.
I miei colleghi mi affibbiarono il soprannome Ditadimetallo, per via delle mie falangi in tetrotron e per il ticchettio che facevano sbattendo sulla tastiera. Il nomignolo non mi dispiaceva.
Feci quasi un anno di apprendistato, poi diventai redattore. Da lì a un mese, il mio amico mi propose di scrivere le mie esperienze di guerra. All’inizio fui restio, poi pensai che poteva essere un’occasione come un’altra per un guadagno extra.
Decisi di scrivere dei racconti da fare uscire sulla rivista della casa editrice ogni mese. Racconti autobiografici e storie che avevo sentito da altri combattenti. Fu un buon successo. Alla gente piaceva leggere di avvenimenti bellici accaduti in pianeti di altre galassie.
L’esercito mi cercò un paio di volte dopo il mio congedo, per propormi impieghi di Intellegence, come li definivano loro. Mi cercarono anche diverse organizzazioni, per assumermi come mercenario. Volevano tutti la mia esperienza. Erano persino disposti a dotarmi di nuove braccia, studiate apposta da bioingegneri militari. Wow!
Beh signori, grazie per la vostra gentile fiducia, ma adesso sono un redattore, la guerra la racconto. Mi piace stare con le gambe sotto una scrivania e con un termosifone bollente dietro la schiena.
Portami una tazza di latte caldo John, per favore.
Ai ragazzi qui, non pare vero di avere in redazione un ex assaltatore delle forze speciali. Pendono sempre dalle mie labbra. Tutti tranne qualche pacifista anti-guerrafondaio, si intende. Quelli ci sono sempre e dappertutto. Pronti a sventolare i loro bei manifesti antimilitaristi. Beh, anche io ero uno di loro durante l’università. Ho giusto ancora alcuni versi pacifisti contenuti nel Daodejing, sentite un po’: «Ecco che son le belle armi: strumenti del malvagio che le creature han sempre detestati. Per questo non rimane chi pratica il Tao. Il saggio, che è pacifico, tiene in pregio la sinistra, chi adopra l’armi tiene in pregio la destra. Ecco che son l’armi: strumenti del malvagio non strumenti del saggio, il quale li adopra solo se non può farne a meno. Avendo per supreme pace e quiete, ei vince ma non se ne compiace, chi se ne compiace gioisce nell’uccidere gli uomini. Ora chi gioisce nell’uccidere gli uomini non può attuare i suoi intenti nel mondo. »
Belli, eh? Ma dopo il primo assalto alieno a molte nostre città, non la pensai più così. A discapito di quello che diceva il caro Daodejing, iniziai a sparare con la destra, e pure con la sinistra.
Ma adesso non è più così. C’è un tempo per nascere e uno per morire, un tempo per la guerra e un tempo per la pace. Adesso sono in pace.
Basta combattere. Ho chiuso con il mio passato, con la Brigata Lupi e con tutto il resto.

7 Giugno 1964

Testo alternativo (alt="Racconto") 1964-65 cartolina _rotalfoto_ Bologna FC autografata da TumburusCon questo racconto, voglio dedicare un piccolo tributo alla mia squadra del cuore.

7 Giugno 1964

Cosa ci fa una porta di calcio nel salotto di una villetta, nella periferia residenziale di Melio XII, Marte?

Simone fece una breve rincorsa, e con la punta della scarpa colpì il pallone. Era una sfera davvero strana, il cuoio aveva un colore bruno, con una vistosa cucitura su un lato.
La palla colpì il palo, spostando di un paio di centimetri la porta, che produsse un suono stridente, e facendo cadere a terra un foglio A4 plastificato.
Un paio di ante automatiche si aprirono con un leggero soffio.
‒ Simone ‒ disse un uomo dai capelli brizzolati ‒ quante volte te lo devo ripetere?
Il bambino abbassò lo sguardo sul pavimento.
‒ Scusa, nonno.
L’uomo, con cura, sollevò la porta da calcio e la rimise nella posizione primitiva. Poi raccolse il pallone e lo collocò sopra un mobiletto, con la scritta Bologna F.C. 1909 stampata nel cuoio rivolta verso l’ingresso della stanza, in modo che chi entrasse la vedesse bene.
Riappese il foglio plastificato sull’incrocio dei pali, e rilesse il testo.
“Questa è la porta dello stadio Olimpico di Roma, in cui Fogli e Nielsen segnarono i due gol all’Inter. Mi sono presentato allo stadio il giorno dopo, comprando quella porta. Ho tirato fuori una pala, scavato due buchi, e l’ho caricata sul portapacchi della mia Fiat 1100, trasportandola fino al salotto di casa mia, a Bologna”.
Lesse anche la firma, Adelmo Roversi.
‒ Ti ho spiegato tante volte cosa significhi questa porta e questo pallone per me ‒ disse l’uomo, abbassandosi in modo da poter guardare il nipote negli occhi ‒ e anche tutti gli altri cimeli che ci sono qui.
‒ Scusa, nonno. ‒ ribadì il bambino.
‒ Cosa vuol dire cimeli, nonno?
Il nonno si alzò in piedi e si diresse verso una bacheca.
‒ Sono oggetti che si custodiscono gelosamente ‒ spiegò ‒ sono testimonianze di imprese d’eccezione, proprio come queste qui che vedi nella stanza.
L’uomo indico un paio di vecchie scarpette da calcio e una maglia rossoblu indossata da un manichino.
‒ Questa qui era di Haller.
‒ E chi era Haller?
L’uomo prese il bambino per mano.
‒ Vieni, sediamoci sul divano.
Il nonno prese il telecomando e accese la tv. I telegiornali davano ancora la notizia della completa terraformizzazione di Marte. Il processo della creazione di una biosfera a livello planetario era, da pochi mesi, diventata una realtà. Ma in questo momento, al nonno interessava ben altro.
Spinse alcuni pulsanti fino ad arrivare a una serie di cartelle. Selezionò quella con scritto Le raccolte di Adelmo Roversi, e poi ancora quella che conteneva la dicitura Bologna F.C. 1909.
‒ Questi sono tutti i filmati che il mio bisnonno Adelmo ha raccolto grazie alla passione che aveva per il calcio, e in particolar modo per la squadra della città in cui era nato. Questo è un lascito, una donazione che egli ha fatto ai posteri, cioè a noi. E’ una specie di eredità, capisci?
Simone alzò le spalle e incurvò le labbra verso il basso.
‒ Tu sei abituato a vedere la partite di calcio in 3D, ma il tuo avo aveva una tv che non era sottile come questa, lui le partite le vedeva in bianco e nero. E non sedeva negli stadi coperti come facciamo noi oggi, in confortevoli poltroncine anatomiche, ma su scomodi gradoni di cemento, al sole cocente d’estate e sotto la pioggia d’inverno, tanti anni fa, sul pianeta Terra.
Il nonno selezionò play sul video, e premette il pulsante.
Sullo schermo curvo Ultra HD da 60 pollici, apparve il volto in un paradossale bianco e nero di un uomo stempiato, con un paio di occhiali e una camicia bianca.
“Gentili, telespettatori buonasera. Qui Roma, Stadio Olimpico. Teatro di un nuovo eccezionale avvenimento, nella storia del campionato italiano a girone unico.”
Al volto del telecronista, si sostituirono le immagini di alcuni giocatori che entravano in campo, preceduti dal direttore di gioco in tenuta nera, che reggeva un pallone simile a quello calciato poco prima da Simone.
“Abbiamo infatti per la prima volta” continuò la voce “uno spareggio per la conquista dello scudetto, e si fronteggiano in tale circostanza, Bologna e Internazionale, che hanno entrambi chiuso il campionato con cinquantaquattro punti ciascuno in classifica.”
‒ Perché piangi, nonno?
L’uomo si asciugò gli occhi col dorso della mano pelosa.
‒ Sono solo emozionato.
Le immagini dei giocatori che entravano in campo, lasciarono ora il posto a una panoramica dello stadio, e al tabellone luminoso che indicava le formazioni. Poi squadre e terna arbitrale si schierarono a centro campo con una marea di fotografi che immortalavano il singolare evento.
Il nonno mandò avanti le immagini fino al minuto trenta del secondo tempo.
‒ Che succede adesso, nonno?
Con un sorriso stampato sulla bocca, il nonno rispose: ‒ Sta a guardare.
Uno della squadra del Bologna cadde a terra spintonato.
‒ Ora quel giocatore lì, farà un tiro simile a quello che hai fatto tu, poco fa. ‒ disse il nonno, indicando con l’indice uno dei calciatori.
“A Bulgarelli l’incarico del tiro.” commentò il telecronista.
Il nonno alzò il volume e strinse nelle mani il telecomando.
“Tira Bulgarelli. Tocca per Fogli…”
Un boato di migliaia di tifosi uscì dalle sette casse e dal subwoofer.
“Rete!”
Il nonno si alzò in piedi.
‒ GOOOOOOLLL!
‒ Ma che succede? ‒ chiese una signora anziana, entrando in sala con uno straccio bagnato in mano.
‒ Il nonno è impazzito, nonna. ‒ rispose Simone divertito.
La donna guardò il marito corrugando le sopracciglia.
‒ Ancora con quella roba vecchia di cento cinquant’anni? ‒ disse ‒ fuori c’è un bel sole, porta ben il bambino a tirare due calci al pallone invece di starvene rintanati qui dentro.
‒ Sì, nonno ‒ disse Simone scattando in piedi ‒ insegnami a tirare d’effetto.
Il nonno spense la tv, lasciando il cuore sul campo, assieme a quei valorosi undici uomini in maglia rossoblu e pantaloncini bianchi, che festeggiavano uno dei due goal che li avrebbe consacrati campioni d’Italia nel campionato 1963‒64.
‒ Okay ‒ rispose il nonno, prendendo Simone per la mano ‒ andiamo in giardino a emulare le gesta di Bulgarelli, di Haller, di Pascutti, di…

Il racconto: metallo prezioso

Testo alternativo (alt="Il racconto") JG-Ballard-007Il racconto è un metallo prezioso.

Simili a spiccioli nel gran tesoro della narrativa, ai racconti accade sovente di venire trascurati accanto alla profusione di romanzi disponibili, sopravvalutata moneta che spesso si rivela falsa. Ai livelli eccelsi cui l’hanno portato autori come Borges, Bradbury e Poe, il racconto è invece coniato in metallo prezioso, un aureo fulgore che non cesserà mai di ardere nel cuore della vostra fantasia.
I racconti sono sempre stati importanti per me. Ne apprezzo l’immediatezza, mi piace la loro capacità di concentrarsi intensamente su un unico argomento. Rappresentano inoltre un efficace sistema per collaudare idee successivamente sviluppabili a dimensioni di romanzo.

Citazione di James Graham Ballard

Antologie

Di seguito, i miei racconti pubblicati in antologie

Testo alternativo (alt="Antologie") moon books


di sole e d'ombraDi sole e d’ombra: Racconti da LOPcom
L’abitudinario
Alcuni commenti di chi ha acquistato l’antologia:
“Mi è piaciuto molto; gli autori sono quelli di LOP community, gli autori di domani; Belle tanto le poesie che i racconti. Azzeccatissimo il titolo.”
“Quando ci si mette tutta l’anima e il cuore… è sempre una bella storia… in questo caso è davvero una bellissima avventura!”


nasf 10N.A.S.F. 10
Chi mi vede
Alcuni commenti:
“E’ un libro pieno di fantasia e di azione.”
“E’ un’antologia di racconti straordinaria, ho avuto modo di leggere tutti i racconti e devo dire che la qualità è superba. Amo in particolare la determinazione con cui gli organizzatori del concorso di narrativa N.A.S.F. portano avanti questa iniziativa da 10 anni! Complimenti, ragazzi!”


product_thumbnailPegasus SF
Il Kammuf

 


diverso saro io

Pescepirata, concorso Diverso sarò io
Nel luogo e nel posto sbagliati

 

 


natale a ferragosto

Pescepirata, concorso Natale a Ferragosto
Il visitatore

 

 


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Pescepirata, concorso 666 Il numero del Pesce 
Il gabbiano
Questo racconto è anche in vendita su Amazon
(Ho realizzato anche i disegni di copertina e quarta di copertina).
Clicca sull’immagine per ingrandirla


AT12_365natale_coverWriters Magazine Italia, 365 racconti di Natale
Il visitatore