7 Giugno 1964

Testo alternativo (alt="Racconto") 1964-65 cartolina _rotalfoto_ Bologna FC autografata da TumburusCon questo racconto, voglio dedicare un piccolo tributo alla mia squadra del cuore.

7 Giugno 1964

Cosa ci fa una porta di calcio nel salotto di una villetta, nella periferia residenziale di Melio XII, Marte?

Simone fece una breve rincorsa, e con la punta della scarpa colpì il pallone. Era una sfera davvero strana, il cuoio aveva un colore bruno, con una vistosa cucitura su un lato.
La palla colpì il palo, spostando di un paio di centimetri la porta, che produsse un suono stridente, e facendo cadere a terra un foglio A4 plastificato.
Un paio di ante automatiche si aprirono con un leggero soffio.
‒ Simone ‒ disse un uomo dai capelli brizzolati ‒ quante volte te lo devo ripetere?
Il bambino abbassò lo sguardo sul pavimento.
‒ Scusa, nonno.
L’uomo, con cura, sollevò la porta da calcio e la rimise nella posizione primitiva. Poi raccolse il pallone e lo collocò sopra un mobiletto, con la scritta Bologna F.C. 1909 stampata nel cuoio rivolta verso l’ingresso della stanza, in modo che chi entrasse la vedesse bene.
Riappese il foglio plastificato sull’incrocio dei pali, e rilesse il testo.
“Questa è la porta dello stadio Olimpico di Roma, in cui Fogli e Nielsen segnarono i due gol all’Inter. Mi sono presentato allo stadio il giorno dopo, comprando quella porta. Ho tirato fuori una pala, scavato due buchi, e l’ho caricata sul portapacchi della mia Fiat 1100, trasportandola fino al salotto di casa mia, a Bologna”.
Lesse anche la firma, Adelmo Roversi.
‒ Ti ho spiegato tante volte cosa significhi questa porta e questo pallone per me ‒ disse l’uomo, abbassandosi in modo da poter guardare il nipote negli occhi ‒ e anche tutti gli altri cimeli che ci sono qui.
‒ Scusa, nonno. ‒ ribadì il bambino.
‒ Cosa vuol dire cimeli, nonno?
Il nonno si alzò in piedi e si diresse verso una bacheca.
‒ Sono oggetti che si custodiscono gelosamente ‒ spiegò ‒ sono testimonianze di imprese d’eccezione, proprio come queste qui che vedi nella stanza.
L’uomo indico un paio di vecchie scarpette da calcio e una maglia rossoblu indossata da un manichino.
‒ Questa qui era di Haller.
‒ E chi era Haller?
L’uomo prese il bambino per mano.
‒ Vieni, sediamoci sul divano.
Il nonno prese il telecomando e accese la tv. I telegiornali davano ancora la notizia della completa terraformizzazione di Marte. Il processo della creazione di una biosfera a livello planetario era, da pochi mesi, diventata una realtà. Ma in questo momento, al nonno interessava ben altro.
Spinse alcuni pulsanti fino ad arrivare a una serie di cartelle. Selezionò quella con scritto Le raccolte di Adelmo Roversi, e poi ancora quella che conteneva la dicitura Bologna F.C. 1909.
‒ Questi sono tutti i filmati che il mio bisnonno Adelmo ha raccolto grazie alla passione che aveva per il calcio, e in particolar modo per la squadra della città in cui era nato. Questo è un lascito, una donazione che egli ha fatto ai posteri, cioè a noi. E’ una specie di eredità, capisci?
Simone alzò le spalle e incurvò le labbra verso il basso.
‒ Tu sei abituato a vedere la partite di calcio in 3D, ma il tuo avo aveva una tv che non era sottile come questa, lui le partite le vedeva in bianco e nero. E non sedeva negli stadi coperti come facciamo noi oggi, in confortevoli poltroncine anatomiche, ma su scomodi gradoni di cemento, al sole cocente d’estate e sotto la pioggia d’inverno, tanti anni fa, sul pianeta Terra.
Il nonno selezionò play sul video, e premette il pulsante.
Sullo schermo curvo Ultra HD da 60 pollici, apparve il volto in un paradossale bianco e nero di un uomo stempiato, con un paio di occhiali e una camicia bianca.
“Gentili, telespettatori buonasera. Qui Roma, Stadio Olimpico. Teatro di un nuovo eccezionale avvenimento, nella storia del campionato italiano a girone unico.”
Al volto del telecronista, si sostituirono le immagini di alcuni giocatori che entravano in campo, preceduti dal direttore di gioco in tenuta nera, che reggeva un pallone simile a quello calciato poco prima da Simone.
“Abbiamo infatti per la prima volta” continuò la voce “uno spareggio per la conquista dello scudetto, e si fronteggiano in tale circostanza, Bologna e Internazionale, che hanno entrambi chiuso il campionato con cinquantaquattro punti ciascuno in classifica.”
‒ Perché piangi, nonno?
L’uomo si asciugò gli occhi col dorso della mano pelosa.
‒ Sono solo emozionato.
Le immagini dei giocatori che entravano in campo, lasciarono ora il posto a una panoramica dello stadio, e al tabellone luminoso che indicava le formazioni. Poi squadre e terna arbitrale si schierarono a centro campo con una marea di fotografi che immortalavano il singolare evento.
Il nonno mandò avanti le immagini fino al minuto trenta del secondo tempo.
‒ Che succede adesso, nonno?
Con un sorriso stampato sulla bocca, il nonno rispose: ‒ Sta a guardare.
Uno della squadra del Bologna cadde a terra spintonato.
‒ Ora quel giocatore lì, farà un tiro simile a quello che hai fatto tu, poco fa. ‒ disse il nonno, indicando con l’indice uno dei calciatori.
“A Bulgarelli l’incarico del tiro.” commentò il telecronista.
Il nonno alzò il volume e strinse nelle mani il telecomando.
“Tira Bulgarelli. Tocca per Fogli…”
Un boato di migliaia di tifosi uscì dalle sette casse e dal subwoofer.
“Rete!”
Il nonno si alzò in piedi.
‒ GOOOOOOLLL!
‒ Ma che succede? ‒ chiese una signora anziana, entrando in sala con uno straccio bagnato in mano.
‒ Il nonno è impazzito, nonna. ‒ rispose Simone divertito.
La donna guardò il marito corrugando le sopracciglia.
‒ Ancora con quella roba vecchia di cento cinquant’anni? ‒ disse ‒ fuori c’è un bel sole, porta ben il bambino a tirare due calci al pallone invece di starvene rintanati qui dentro.
‒ Sì, nonno ‒ disse Simone scattando in piedi ‒ insegnami a tirare d’effetto.
Il nonno spense la tv, lasciando il cuore sul campo, assieme a quei valorosi undici uomini in maglia rossoblu e pantaloncini bianchi, che festeggiavano uno dei due goal che li avrebbe consacrati campioni d’Italia nel campionato 1963‒64.
‒ Okay ‒ rispose il nonno, prendendo Simone per la mano ‒ andiamo in giardino a emulare le gesta di Bulgarelli, di Haller, di Pascutti, di…

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2 reazioni a 7 Giugno 1964

  1. Luca Marchesi ha scritto:

    Bellissimo racconto!!!
    Io purtroppo sono nato in una generazione in cui il calcio è puro denaro. Niente valori, niente bandiere e niente sporto, solo vile dio denaro. Chi ci crede più? Io poi sono ancora più sfortunato! Io tifo Toro. Per me è una sofferenza eterna salvo poche sporadiche eccezioni come quel maggio del 2012 in cui tornammo in massima serie oppure come l’anno scorso in cui abbiamo vinto a San siro, A Bilbao, a Napoli e finalmente, dopo 20 anni, nel derby. Spero un giorno di poter vedere con i miei occhi il calcio di un tempo, il calcio di questo racconto insomma.

    Per finire mi è piaciuta l’idea di ambientarlo nel futuro.

  2. ditadimetallo ha scritto:

    Ciao Luca, grazie per essere passato di qui, e per il tuo gentilissimo commento.
    Quoto quello che hai scritto, sullo sport di oggi, e il calcio in particolare.
    Questa partita la vide mio padre a Roma, sotto un sole che friggeva i cervelli. Poi, verso la seconda metà degli anni settanta, coinvolse anche me, portandomi quasi ogni domenica a vedere i Rossoblu. Oggi seguo poco il calcio, ma per la mia squadra ho ancora profondi sentimenti di amore/odio.
    Grande Toro! Mi piace molto come storia, e come divisa.